I rifiuti passano dai social

C’era una volta una normale gestione dei rifiuti.

Si compravano beni, si utilizzavano e si lasciavano gli scarti in apposite aree, i classici cassonetti del “vado a buttare la monnezza”.

Poi da qualche parte dev’essersi rotto qualcosa, mi dico, magari una piccola rotellina nel delicato processo burocratico o di smaltimento. O magari c’entra la Mafia. D’altra parte abitiamo tutti in un Paese così onesto e trasparente che a nessuno verrebbe in mente un’ipotesi così azzardata, vero?

I fatti sono però innegabili e tutte le città italiane sono state colpite – chi prima, chi più tardi – dalla cosiddetta “Emergenza rifiuti”. E c’è anche chi ha “meritato” un capitolo a parte su Wikipedia, come la “Crisi dei rifiuti in Campania”, indicata come uno stato di emergenza verificatosi dal 1994 al 2009. Senza parole. No, anzi, di parole ce ne sono pure troppe, ma forse ne basterebbero due: “Bello schifo”. Non possiamo avere mezzi termini in questa continua guerra tra scaricabarili, dove la cittadinanza viene spesso dimenticata. Ma i social network, in tutto questo, cosa c’entrano?

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