Grammatica italiana: confessioni di un Grammar Nazi feb09

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Grammatica italiana: confessioni di un Grammar Nazi

Lo ammetto, all’inizio volevo scrivere solo un post su Facebook, il luogo più adatto a lanciare fatāwā e sfoghi inutili. Purtroppo o per fortuna i casi aumentavano man mano che li scrivevo e allora ho deciso di dedicare un post su questo presunto blog: stampatelo, mandatelo come reminder a chi odiate o amate di più (lasciate l’ambiguità della risposta al destinatario), usatelo come cartaculo. Di certo non fa mai male capire o ricordarsi della grammatica italiana, ecco. Quindi ora comincio e vediamo dove finiremo.

  • Qual è: si scrive senza apostrofo. Ogni volta che qualcuno scrive “Qual’è” un angelo piange. E un cagnolino della Scottex esplode causando voragini spazio-temporali.
  • Qualora: senza apostrofo. E giuro che ho visto gente digitare “qual’ora“. In realtà ci vorrebbe anche un accento, “qualóra“, ma è esentasse.
  • “Piuttosto che” non è sinonimo di “Oppure”, fatevene una ragione. “Piuttosto che” è utile nelle proposizioni avversative o comparative. Treccani e Accademia della Crusca danno la colpa di questo misfatto a giornalisti e pubblicitari. Giornalisti e pubblicitari danno la colpa ai blogger. I blogger danno la colpa ai gattini. Non mi interessa di chi è la colpa: correggete questo errore, sta diventando accanimento terapeutico.
  • Qualcun altro: senza apostrofo, un’altra volta. Io ve lo buco questo apostrofo, eh.
  • Coscienza con la i, Conoscenza senza i: consiglio un tatuaggio, può tornare comodo.
  • Purtroppo, non “pultroppo”: ogni volta che scegliete di scrivere o pronunciare la seconda, un gattino mangia un blogger, che mangia un giornalista. E alla fine esce un titolo con “Piuttosto che” sparato ad minchiam.
  • Entusiasta è così, non cambia da maschile o femminile. Donne, non fidanzatevi con un uomo che si professa “entusiasto”: sicuramente parla molto con sua madre. Mummificata in qualche parte nascosta della casa.
  • “Coi” al posto di “Con i”: seems legit. Però è desueto e poetico. Che è un eufemismo per dirvi che fa cagare.
  • Perchéva scritto con l’accento acuto: sulla tastiera c’è, basta pigiare lo shift prima. Lo smartphone ve lo corregge pure. AAAAAAH!
  • “Buongiorno” o “Buon giorno”: bisogna sempre utilizzare il primo quando è usato come sostantivo. In tutti gli altri casi si può quindi utilizzare anche la seconda modalità. Solo che è brutta, eh, ma brutta forte.
  • Dà o da: la terza persona singolare prevede sempre e solo “dà”. In tutti gli altri casi è una preposizione semplice. La storia cambia con
  • Do o dò: la prima persona singolare prevede l’assenza dell’accento. E come cazzo fai a scambiarla per la nota musicale?
  • “C’entrare”, non “centrare”: questa non la spiego. Mi rifiuto.
  • Un po’: davvero? Dico, davvero? DAVVERO?
  • Se stesso o sé stesso? Prima di tutto l’accento è acuto. Detto questo: qui si apre un’annosa questione. I grammatici moderni consigliano “sé stesso. E chi sono io per andare contro i grammatici moderni? Mi piace però il ragionamento del Corriere. Per quanto mi riguarda, in presenza di “stesso/medesimo” preferisco il se senza accento, perché odio il superfluo.
  • Aldilà o al di là? Facile: il primo significa “oltretomba”. Tutto il resto è noia.
  • Soprattutto: ci sono quattro T. Quattro T. Q-U-A-T-T-R-O T.

Ok, per ora ho concluso.

Per ora.

Non perora. O per’ora.

Mmmmmh, che nervoso.

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