#Elezioni2013: veni, vidi, risi. Per non piangere

elezioni2013-300x225Bravi italiani, bravi. Con un’affluenza del 75,01% ai seggi elettorali (meno 6 punti rispetto al 2008), abbiamo scelto di avere un Paese a tre teste. E non sto parlando di un’idra, l’animale mitologico dove i tre cervelli collaborano per avere una perfetta sincronia. Magari fosse così. No, purtroppo sto riflettendo su tre “capi” che sbattono da tutte le parti, creando paura, angoscia e inquietudine. Sono pessimista? Neanche. Sono un realista, noi siamo quello che votiamo, nè più, nè meno. Non venitemi a fare la paternale dicendomi ora che quello per Grillo è un voto di protesta, che Bersani ha preso quello che si aspettava e che Berlusconi, boh, è in realtà Lord Voldemort di Harry Potter. Il voto è segreto e chi ne ha diritto lo deve esercitare, perfetto. Io ora non vi vengo a fare le pulci, avete scelto. Ma non trattengo l’ironia, ecco.

La Stampa estera ci massacra. I francesi Le Monde e Le Figaro commentano che “L’Italia è sommersa da un’onda populista” con “la minaccia di uno stallo politico”. Il tedesco Der Spiegel titola “Vince la rabbia di Grillo», mentre il connazionale Sueddeutsche Zeitung sottolinea che “Governeranno populismo, urla e menzogne”. Gli “amici” spagnoli de El Pais sono lapidari: “Gli italiani alle urne hanno guidato il Paese verso l’ingovernabilità”. Gli inglesi non se ne capacitano: la Bbc sottolinea che “il voto italiano porta verso l’impasse”, il The Times apre con “Paura per l’Eurozona dopo che gli italiani hanno votato per un giullare” e il The Indipendent parla di “Investitori spaventati dal risultato di Berlusconi che fa svanire le speranze di un governo stabile in Italia”. E l’America? Be’, cito solo il Wall Street Journal: “Il futuro del Governo e del Parlamento italiano appare più che mai incerto”. Non vado avanti, basta così direi.

Ora non dirò chi ho votato, ma per chi non ho votato. E lo scrivo con ingenuità, forse, perché sono un italiano preoccupato più che mai per il futuro, mio, vostro, nostro. Tutto il resto che segue sono miei pensieri, non riconducibili a questa testata giornalistica. O alle scie chimiche, toh.

Non ho votato Berlusconi, perché significava non imparare nulla dal passato. Un uomo che promette “cose”, ma ciò che lo rende pericoloso è che le mantiene. Anni fa ha cancellato l’ICI e abbiamo ritrovato l’IMU. Con la promessa di un rimborso e altre baggianate ha convinto un terzo degli elettori. Tradotto: un terzo degli italiani è credulone ed è un dato con cui bisogna fare i conti. Dovrei dilungarmi di più? Basta la pagina di Wikipedia, dai: “Imputato in oltre venti procedimenti giudiziari, nessuno dei quali al momento si è concluso con una sentenza di condanna passata in giudicato”. Potevo capire nel 1994, quando non lo si conosceva ancora bene, ma oggi no, oggi non capisco. O forse mi rifiuto di capire: non conosco nessuno che l’abbia votato, ma è lì, c’è, esiste.

Non ho votato Bersani, perché significava dare fiducia a qualcuno che durante la bagarre elettorale alla domanda “Cosa fare per i giovani e il lavoro?”, be’, non ha risposto. Una campagna di affissioni cittadini dove con il suo bel faccione e la fede in primo piano reclamava “l’Italia giusta“, mentre nel suo partito non c’è uno che ha un’idea uguale. Il dramma è che nella satira di Crozza c’è tutto: “Morire, dormire, Shakespeare aveva capito tutto, Shakespeare ha riassunto gli ultimi venti anni della sinistra italiana con due parole”. E ridiamo perché sappiamo che è vero. Cosa farà ora che ha una maggioranza risicata al Governo? Eh, mica possiamo fermare l’acqua con le mani, che se ci fermiamo a  pettinare le bambole poi non abbiamo più il tempo di tagliare i bordi al toast.

Non ho votato Grillo perché mi fa paura. Lo ammetto e so che susciterò scalpore. Forse mi basterà citare l’amico e giornalista Ciro Pellegrino che attraverso Facebook citava a sua volta altre parole: “Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odii, dei desideri.
Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato”. A dirlo è stato Antonio Gramsci, su L’Ordine Nuovo, nel 26 aprile 1921. Rivedete delle analogie? È una provocazione, non abbiate la coda di paglia per favore. Non ho mai visto nel Movimento 5 Stelle un voto di protesta, ma un voto pericoloso, tutto qui. Si tratta di seguire una voce urlante che ha promesso – tra le altre cose – mille euro al mese a tutti i giovani disoccupati inoccupati, per tre anni. Certo. Ok. Come no.

E adesso cosa succederà? Lo ipotizza bene anche l’amico Rudy Bandiera che in un suo post dell’ultima ora racconta la “Cronaca di una morte politica annunciata. Cito testualmente le sue parole: “Questa politica è fallita, morta. Definitivamente. È come un autobus senza freni e pieno di idioti lanciato in discesa. Gli idioti percepiscono che è finita, ma non se ne curano. E continuano a mangiare e bere cantando quel mazzolin di fiori“. In cuor mio ho sperato solo una cosa: che chiunque andasse al Governo avesse una giusta maggioranza per guidare il Paese per almeno cinque anni filati. Oddio, non proprio chiunque, eh, ma diciamo che me la sarei fatta andare giù, che un minimo di stabilità l’avremmo avuta, che anche sbagliando avremmo retto il peso di tante scelte difficili, che non saremmo più stati i soli nel Mondo a cambiare l’Amministrazione ad ogni scoreggia.

E invece no, rimaniamo tutti con il fiato sospeso. Sbagliate se prendete questo mio articolo come un rimprovero. Si tratta solo di un amaro sfogo, di una paura in crescita che mi fa pensare a come impiegare i miei prossimi mesi o anni, che l’Italia forse non è più il posto che fa per me. Che qui il futuro è incerto e si tende con troppa facilità a credere ad ogni sorta di promessa. Non voglio condannare le scelte che ognuno di noi ha fatto, tutti possiamo decidere cosa riteniamo opportuno per noi stessi… ma sappiate che soffriamo ancora di un campanilismo feudale che fa dell’egoismo la sua merce di scambio. Qual è la soluzione? Semplice: dobbiamo fare i conti con quello che è successo, sperando di non crollare come Paese, sperando che il Governo sappia unirsi in favore della vita degli elettori, sperando per un futuro di tutti noi.

Ma perdonatemi, se la speranza è l’unica cosa che ci resta, allora siamo tutti un po’ pirla. E non ci resta che ridere, per non piangere.

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