E così vorresti fare il libero professionista?

Mi sveglio sempre alla stessa ora. Presto.
Non so quando stacco alla sera. Tardi.
Non ho ferie, malattia o permessi.
Sì, sono un libero professionista.

Forse basterebbe questo per farti cambiare idea, ma sarebbe riduttivo. Potrebbe andare peggio, per dire. Potrebbe piovere. Ma bando alle ciance e torniamo a noi. I bollettini sulla disoccupazione italiana rimangono allarmanti da ormai diverso tempo. Proprio oggi Draghi, presidente della Bce, ha detto che è tornata la fiducia nell’Eurozona, per poi sottolineare come la disoccupazione resti ancora alta. Poi ci sono tutte quelle belle notizie sull’università e ommiddio questa laurea che più passano gli anni più sembra qualcosa di simbolico, un requiem dell’istruzione che fu e non di certo un vantaggio per trovare un posto di lavoro sicuro. E infine la morte del posto fisso, il dadaismo dello stagiaire e i piani diabolici del Governo per favorire (ma lol!) lo sviluppo economico delle aziende sul territorio.

Ma noi italiani siamo forti, eh. Abbiamo questa indole che ci proviamo lo stesso, anche quando va tutto a rotoli. Conserviamo i geni imperiali degli antichi Romani, il pragmatismo dei grandi mercanti e l’ingegno dei brillanti artisti. Evito il capitolo sui furbetti – che quelli ci sono sempre – e mi limito a chi non si arrende. Perché , tanto per dirne una. E cosa fai quando non c’è lavoro? Quando ti senti vecchia a 26 anni? E quando hai più probabilità di vincere una green card in America piuttosto che stipulare un contratto a tempo indeterminato? Non molli. Decidi di aprire partita IVA. O fondare una startup. Forse, così facendo, potrai sopravvivere: un lavoretto qui, un progettino là, una collaborazione giù, un contatto su. Bertoldt Brecht diceva: “Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”. E allora siamo un popolo dannato, che gli eroi di tutti questi sciagurati giorni sono coloro che non demordono.

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